mercoledì, 01 marzo 2006
Martina e nessun luogo /7
....Durante la notte era successo di tutto...Ma cosa? Martina e i suoi buffi amici si ritrovarono in un cespuglio di bacche rosse e dopo averne mangiate un po' e aver scoperto che sapevano di fragole e panna, decisero di rimettersi in movimento. Ma...per dove? Il gattino rosso si strofino' alle gambe di Martina e le disse: “ Non abbiamo molta scelta. Guarda: davanti a noi c'e' solo una strada non asfaltata e un po' dissestata ma non possiamo far altro che seguirla! Il coniglio ed il cigno annuirono e insieme ripreso il viaggio. Martina era serena. Nonostante fosse lontana da casa e avesse dormito lontana dalla mamma senza il bacio della buonanotte, si sentiva sicura e per nulla impaurita. Il sole brillava nel cielo e la campagna attorno era cosi' bella!!!! Si lasciarono il giardino alle spalle. “Strano -penso' Martina, “siamo entrati da un bel cancello bianco ma ne siamo usciti come se non vi fossero confini, come un giardino senza fine!” Su una collina, in lontananza il cigno avvisto' un grande castello. Non era proprio un castello, piuttosto un palazzo e sembrava disabitato. La strada portava lassu' , sulla collina. Fu una camminata impegnativa per le gambette non abituate di Martina che, di solito si lamentava sempre quando i suoi genitori la portavano a passeggiare. Arrivarono al palazzo che cominciava a fare buio. Si erano appena avvicinati alla porta, quando una bella signora venne ad aprire. “ Finalmente! Vi stavamo aspettando! Sarete stanchi, venite, ho fatto preparare un bagno caldo per Martina e dei letti comodi per riposarvi.” Martina spalanco' gli occhi “ Signora ci aspettavi? Anche tu? Io non voglio fare il bagno....voglio tornare a casa mia! Comincio a sentire la nostalgia dei miei genitori e della mia cameretta. E tu chi sei?” La bella signora le fece un sorriso rassicurante. I suoi capelli ricci erano un po' rosa con la luce che ci batteva dalla grande finestra del salone. “ Martina stai tranquilla. E' ora di tornare a casa per te ma prima devo chiederti un favore. Nella sala piu' grande del palazzo si trovano , imprigionati da un incantesimo, tanti babbi e mamme che hanno perso la strada di casa. Esattamente come te! Solo tu li puoi liberare! I “grandi” quando si sono persi hanno iniziato a preoccuparsi perche' non sapevano dove sarebbero finiti. I papa' brontolavano che senza una meta si finisce sempre male, che biosgna avere un piano, mai affidarsi al caso! Le mamme a loro volta aggiungevano che chi lascia la strada vecchia per la nuova sa do dove parte, ma non sa dove si trova..... Insomma, nessuno di loro ha avuto il tuo coraggio Martina! Nessuno dei “grandi” ha saputo affidarsi al destino come hai saputo fare tu!!! Ora ti chiedo per favore di prenderli per mano e riaccompagnarli alle loro case, dai loro bambini. Per te ho in serbo un regalo. Cosa ti piacerebbe fare piu' di tutto al mondo? Una cosa che di solito non puoi proprio fare.....” Martina ascoltava rapita e ci penso' un po' su. Dopo un po' disse: "Signora io credo che vorrei provare a volare. Da sola. Per una volta, libera nell'aria. Pensi che sia possibile?”
La signora sorrise e le disse che si' era possibile. “Tutto e' possibile per quelli che come te non temono di provare vie nuove, strade non battute da altri, percorsi alternativi non segnati sulle mappe, vie che nessuno mai ha consigliato. Tu hai saputo osare, provare, sei riuscita a sentire e vedere cose che altri avrebbero rifiutato etichettando come “pazzie” Ora Martina puoi volare dove vuoi ....la strada di casa la ritroverai sempre.”
lunedì, 27 febbraio 2006
MARTINA E NESSUN LUOGO/6
Fu il saluto disinvolto di Pierre il coniglio padrone del giardino di nessuno ad elettrizzare tutti gli ospiti già pronti ad una lauta ed insperata cena.
Martina rideva come una matta. Sarà stata la tensione nervosa o la visione del coniglio più grande che aveva mai visto in vita sua. Rideva e rideva. E il cigno apri le ali cadendo all'indietro. Mentre Venceslao si gonfiò con il pelo. Cacciò le unghie e dopo un attimo di tensione, alzò la coda in segno di amicizia non prima di portare una zampina sul musetto per nascondere un sorrisetto beffardo.
"Orsù amici, rifocillatevi che vi attende un altro viaggio. Un'altra storia..."
Pierre era un bel coniglio. Con una piccola cresta rossa e un bel mantello nero. Ma la zampe erano bianche.
Come se indossasse dei guanti. Un vero signor coniglio.
Anche Martina si era calmata. La cioccolata e la brioche ben presto finirono, sporcando il dolce viso della bimba ed in parte anche i suoi boccoli d'oro. Il cigno s'impossessò di una bella tazza di latte e provò dei grandi biscotti. Venceslao s'impadronì della più grande tazza di latte. Il suo musetto ben presto era totalmente nascosto all'interno del nettare preferito. E guai a disturbarlo.
Quel silenzio magico ben presto venne interrotto dalla piccola Martina.
«Bel coniglio, come sai che dovevamo venire in questo posto? E come fai sapere che dobbiamo fare un altro viaggio? Che cosa significa...»
Non riuscì a completare la frase. Venne bruscamente interrotta dal vocione di Pierre.
«No, no Martina...»
«Anche il mio nome conosci?».
«Certo. Io so tutto. Anche che ti sei persa e non ritrovi la strada di casa».
«Allora ci puoi aiutare...».
«E' presto... per parlarne. Ormai è notte dovete riposare che domani vi attende un'altra storia...».
«Un'altra storia», ripetè Venceslao che finalmente si rialzò dalla tazzona con i baffi sporchi di latte.
«E' l'ora di dormire», ribadisce Pierre, indicando una grande quercia che presentava una cavità interna adatta per riposarsi. Ed infatti Martina e il gatto, senza pensarci, entrarono nell'insolita grotta naturale.
Non il cigno che preferì alzarsi in volo, salutare tutti e riprendere il suo cammino.
«Ciao Martina, ciao palla di pelo. Ho fatto il mio dovere. Ora tocca solo alla notte...»
Fece un bel giro il cigno prima di abbondonare l'insolita compagnia. In realtà il bel cigno non aveva nessuna intenzione di volare di notte. Ma doveva trovare una uscita... reale. Così, si allontanò di poco.
Trovò un bel cespuglio e riposò le sue stanche membra in attesa di riprendere il gran viaggio, lontano dagli uomini. Lontano dalle cattiverie. Nell'isola che non c'è.
Martina si addormentò subito. Era stanca. Troppe emozioni per la bimba. E Venceslao era un gatto fin troppo pigro per chiedersi se era il caso di dormire con un solo occhio. D'altronde i gatti hanno nove vite.
E Venceslao era solo alla sua terza vita.
E Pierre? Rientrò nella sua tana. Poco distante. Anche Pierre aveva fatto quello che doveva fare. Ora toccava alla notte.
Neanche i primi raggi di sole svegliarono Martina e Venceslao. Ci pensarono due uccellini con un concertino da mille e una notte. Una dolce melodia che salì nel cielo e richiamò altri uccellini. Poi, le rane. Ed infine anche un picchio. O solo un martello.
Martina aprì gli occhi e .... «Ahhhhhh ... ma dove ci troviamo?».
Venceslao fece un balzo. «Non mi piace svegliami così...» Poi ammutolì.
«Pierre... Pierre...». Pierre non c'era più. Non si trovavano più nel giardino di nessuno. Anche la quercia non c'era più. Era un altro posto. Era un'alta storia.
La notte. Durante la notte è successo di tutto.
(6- continua)
lunedì, 20 febbraio 2006
Questa e' Martina (quella che immagino io)
E questo Venceslao
lunedì, 20 febbraio 2006

Ecco il giardino di Nessun Luogo
lunedì, 20 febbraio 2006
Martina e nessun luogo /5
....Il cigno dall'alto scrutava l'orizzonte, e volava deciso. Alla domanda della bambina rispose: " Vedo una radura in fondo alla strada! C'e' molto verde e fiori colorati...Anzi,a guardare meglio mi sembra di vedere un enorme giardino con un cancello bianco!" Martina guardo' Venceslao e i due ,ormai amici per la pelle, si capirono alla prima occhiata. Non rimaneva che arrivare a quel cancello e poi...chiedere permesso ed infine entrare, magari poteva esserci perfino la merenda che Martina tanto sognava!!! Continuarono a camminare, Martina, il gattino rosso e il cigno in volo,in testa allo strano gruppetto. Mare, citta' e nel mezzo un grande giardino di nessuno. Arrivati al cancello infatti non trovarono nemmeno l'ombra di una targhetta, di un campanello. Venceslao spingendo con le zampette apri' il cancello ed i tre entrarono. Un viottolo in pietra invitava a proseguire, ai bordi il prato curatissimo ed i fiori di tutti i tipi. A lato un grande laghetto pieno di pesci e rane che saltavano allegramente, curiose di vedere quei tre nel loro territorio. Quasi all'improvviso tra gli alberi Martina vide una tavola apparecchiata: " Venite , venite!" Grido' correndo . Il cigno con un unico battito d'ali si sedette alla tavola imbandita, Venceslao sospettoso si nascose sotto il tavolo. Martina,,seduta a capo tavola invito' gli altri a assaggiare qualcosa : "Non posssiamo buttar via tutto questo ben di Dio! Brioche ancora calde, biscotti, panini , ed un intera caraffa di cioccolato !!! Da leccarsi i baffi...penso' Venceslao , saltando in collo alla bambina! Mentre Martina si metteva con cura il tovagliolo, le cadde un biglietto che stava nascosto sotto il piatto: "Benvenuti nel giardino di nessuno"....
venerdì, 17 febbraio 2006
MARTINA E NESSUN LUOGO/4
Un cigno, da lontano, stava seguendo la strana coppia. Era un cigno reale. Maestoso. Ma solitario. I suoi compagni lo avevano abbandonato da qualche giorno. Erano in viaggio per raggiungere luoghi più tranquilli. Da tempo gli uomini controllavano il cielo solo per sparare ai grandi uccelli. Da quando era scoppiato la grande pandemia, da quando gli uomini si ammalavano senza un perché, anche i cigni, belli, pacifici, e candidi, erano diventati degli obiettivi. Lui, vecchio, ma mai domo volava, volava, volava.
Qualche volta si fermava in laghetti solitari. Salutava solo i bambini, candidi e indifesi, come il grande cigno reale. Quella coppia, quella strana coppia, la bambina e il gatto, in qualche modo li incuriosiva.
Così, giro dopo giro decise di planare verso terra. Una sosta non gli avrebbe fatto male. Cominciava a sentire qualche dolorino alle lunghe ali.
Prudentemente si fermò poco distante dalla quercia dove si trovavano Martina e Venceslao. Ma non tanto da non avvertire quella vocina esile e il miagolare del gattino. Miagolare? Ma chi sarà la persona in compagnia della bambina? Si sente un'altra voce. Alzò il collo e riuscì a vedere solo il gatto.
Dunque chi parlava con la bambina? Si alzò di nuovo in volo. Due piroette e fu sopra l'obiettivo. Ma non vide altro che un gatto ed una bambina.
“Guarda che bel cigno”, puntando con la mano verso il cielo. E il gatto di rimando: “Ti vuoi fidare? Ti vuoi fidare d'un uccello?”.
“Come sarebbe un uccello”, tuonò dall'alto il cigno.
“Io sono un cigno reale”… “Tu chi sei maldestro felino? E cosa ci fai in compagnia di una bambina”.
Il gatto alzò la coda e si voltò. Arruffò il pelo e sbuffando: “Non parlo con i pennuti…”
Martina trasecolò. “Ma come parli anche tu? In questa terra che non so, parlano tutti gli animali?.
“Come sarebbe parlano tutti gli animali… Dovresti dire: parla anche quella palla di pelo…”
Martina rise, al gatto non piacque. Cacciò gli artigli pronto a vendicarsi dell'insulto. Ma la bambina fermò la tentata zuffa: “Mi sono persa. Non trovo più la strada di casa. Ed ho fame. Tanta fame…”
“Hai visto pennuto reale che cosa combini? Lasciaci in pace… che stiamo andando nel paese di non so. Torna al tuo cortile a fare la guardia all'orticello…”
Gli occhi di Venceslao brillavano alla luce del sole. Era la gioia per aver risposto allo stupido cigno reale che lo aveva ridicolizzato davanti a Martina.
Il cigno non lo degnò neanche dello sguardo, rivolgendosi alla bimba. “E come pensi di trovare la strada di casa bella signorina con quella zavorra…”.
“Non so… non saprei… C'è solo una strada, ma non vedo l'orizzonte. Non c'è nessuno in giro e il sole sta anche per tramontare. E tu che puoi volare, che cosa vedi da lassù?”
“Conosco la strada, non ti fidare del pennuto”, alzò zampina e tirò fuori l'unghietta delicatamente. Toccò la veste della bimba per attirare l'attenzione.
Ma Martina guardava in cielo il cigno che, come una vedetta, salì più in alto per scegliere la direzione giusta.
“Aspetta… aspetta… Abbiamo due tracce: mare e città. Cosa vedi bel cigno?”
(4-continua)
venerdì, 17 febbraio 2006
Martina rimase pensierosa e, all’improvviso, si ricordò della targhetta che il felino portava al collo.
La sua mente iniziò a prender quota e la sua curiosità faceva sempre più presa nel suo animo finché non si decise ad esaudirla chiamandolo.
Lei però non voleva che il gatto sapesse il reale motivo di questo appello improvviso così, quando il gatto si fermò e si girò verso di lei, Martina anticipò la sua domanda con un supplichevole: “Venceslao, sono stanca: possiamo fermarci per riposare un po’?”
Vedendo gli occhioni supplichevoli di Martina, Venceslao non poteva far altro che assecondare la piccola e si diresse verso la base di una grande quercia che delimitava il sentiero.
Martina lo raggiunse e, sedendosi sotto la quercia, prese Venceslao in braccio ed iniziò ad accarezzarlo dicendogli: “Grazie, sono proprio stanchissima”.
“Figurati!” rispose lui “ora riposati che poi riprendiamo il cammino”
Accarezzandolo un po’ di qua e un po’ di là, Martina raggiunge la targhetta che se ne stava beatamente ciondolando dal collarino del Gatto. La prese in mano e grande fu il suo stupore quando lesse cosa c’era scritto nelle due facce.
Su di un lato – dorato - c’era scritto “mare” e sull’altro lato – argentato – c’era scritto “città”.
Martina sgranò gli occhi, non poteva credere a quello che leggeva, il cuore iniziò a palpitare sempre più forte e le sue mani iniziarono a sudare.
Venceslao percepì il cambiamento di stato d’animo di Martina e, guardandola negli occhi, le chiese: “cos’hai bambina mia?”
Martina si fece forza, respirò profondamente e disse: “Che strana medaglietta che porti al collo, cos’è?”
“E’ una medaglietta speciale” rispose Venceslao molto tranquillamente “e serve a te, ti stava aspettando”
“Aspettava me? Perché aspettava me? Io non capisco!” rispose incredula tradendo la forte emozione che stava provando.
“Sì! Ti serve per andare dove DEVI andare!”
venerdì, 17 febbraio 2006
Il micio, invece di fare le fusa, le chiese: “Dove stai andando?”. Martina rimase un attimo sorpresa. Nessuno le aveva mai detto che i gatti potessero parlare! Anzi, la sua mamma e il suo papà continuavano a ripeterle che il verso del gatto era quello di miagolare! Ma la piccola, dopo la sorpresa iniziale, rispose: “Mi sono persa. Non so dove andare. Ho seguito le indicazioni per nessun luogo. A dire il vero comincio anche ad essere spaventata. Tu cosa mi consigli?”. Il gattino la guardò con i suoi occhietti verdi. “Secondo me devi solo andare avanti. Prima o poi ritroverai la strada verso casa”. “Ma se vado avanti rischio di perdermi ancora di più! Sono tanto lontana”. “Cerca di stare tranquilla, se vuoi ti accompagno io, almeno per un po’. Oggi non ho niente da fare!”. Così Martina e il gattino, che si chiamava Venceslao, continuarono a camminare. Ogni tanto la bambina si fermava, cercava di vedere se ci fossero elementi utili a farle ritrovare la strada di casa. Ma il paesaggio rimaneva sempre lo stesso. Campagna e ancora campagna. “Ma tu ci sei mai stato in questo nessun luogo?”, chiese ad un certo punto a Venceslao. “Certo! In fondo ogni luogo è nessun luogo”, le rispose il gatto. Martina rimase pensierosa e….
venerdì, 17 febbraio 2006
Un giorno la piccola Martina usci' per una passeggiata e , fatti pochi passi, si accorse che qualcosa non quadrava...Aveva perso la strada di casa! Si volto' inidetro, si guardo' a destra e sinistra, si cerco' in tasca, frugo'nella borsetta ma NIENTE! La strada di casa porprio non la trovava piu'! Allora inizio' a camminare ..cammina cammina, arrivo' ad un incrocio: da qui si dipartivano tre strade: una andava verso il mare, la seconda verso la citta' e l'ultima non andava in nessun posto! Al mare era gia' andata tante volte e poi, non aveva il costume con se', in citta' per carita' ! porprio no, ...tutte quelle macchine! Non restava che la terza opzione: "Nessun posto"!!! Mai sentito! Cosi' Martina imbocco' la strada davanti a lei e si fece coraggio. Intanto pensava a cosa avrebbe detto la sua mamma se avesse saputo che imboccava "una strada che non portava in nessun posto! "...E le veniva da ridere. "Bisogna sempre avere un piano, sapere dove si sta andando"...diceva sempre il suo papa'...."mai affidarsi al caso! Altrimenti ti trovi nei guai!" Ma Martina non poteva tornare indietro adesso, nemmeno sapeva come fare se solo avesse voluto! Non rimaneva che proseguire. La strada che non portava in nessun posto era piena di curve ma ai bordi era ricca di papaveri rossi e girasoli gialli gialli, il suo colore preferito! Faceva caldo e decise di togliersi il golfino e rimase a maniche corte, con il sole che le scaldava il viso curioso. Non c'era un'anima per la strada e lei cominciava a sentirsi un po' sola (non aveva fatto nemmeno merenda prima di uscire e la pancia brontolava dalla fame!) quando all'improvviso , dal campo di girasoli , usci' un gattino rosso. Aveva al collo un collarino con la targhetta. Si chino' ad accarezzarlo......
venerdì, 17 febbraio 2006
Salve a tutti! Questa sono io, Chiaralice, una dei tre "sperimentatori". Scrivere e' una mia delle mie passioni ma sono "nuova" nell' ambiente e un tantino intimidita.....! L'idea di questo blog a piu' mani pero' e' bella e allora...iniziamo? Posso mettere giu' la prima "esca"? Ognuno poi aggiungera' la sua parte . Non ci sono regole, non ci aspettiamo che sia lungo un tot, che sia scritto in un certo modo o in un altro...seguiamo l'istinto che ne dite?